In balistica forense e in ambito armiero, il concetto di rinculo viene spesso equivocato, anche da chi maneggia armi con una certa esperienza. È opinione diffusa che maggiore sia il rinculo, maggiore debba essere la “potenza” del proiettile esploso. In realtà, questa equivalenza è scientificamente scorretta e potenzialmente fuorviante in ambito giudiziario.
Che cos’è il rinculo?
Il rinculo (in inglese recoil) è il movimento retrogrado che un’arma subisce quando viene esplosa una cartuccia.
È una manifestazione del principio di azione e reazione di Newton: all’espulsione ad alta velocità del proiettile (e dei gas combusti) corrisponde una forza uguale e contraria che agisce sul corpo dell’arma.
Questa forza non è solo teorica: viene percepita concretamente dal tiratore, ed è ciò che può rendere un’arma “piacevole” o “dura” da usare. Ma attenzione: ciò che si percepisce non è sempre ciò che si misura.
Cosa determina l’intensità del rinculo?
La forza di rinculo non dipende da un solo parametro. È il risultato di una combinazione di fattori:
- Massa del proiettile: proiettili più pesanti generano più rinculo a parità di velocità.
- Velocità del proiettile: a parità di massa, maggiore velocità = maggiore quantità di moto = maggiore rinculo.
- Massa dell’arma: un’arma più pesante assorbe parte del rinculo, restituendo una sensazione più morbida.
- Tipo di meccanismo: le armi a presa di gas o con sistemi di smorzamento (es. compensatori, freni di bocca) riducono la percezione del rinculo.
- Quantità e velocità dei gas: i gas espulsi dalla canna contribuiscono al rinculo.
In formule, il rinculo “ideale” (non frenato) può essere espresso come:

Perché non è un indice affidabile di potenza?
Nel contesto forense, questo equivoco può avere conseguenze.
Immagina un testimone che afferma: “L’arma aveva un rinculo fortissimo, sicuramente era una calibro .45”. Ma se l’arma era molto leggera o priva di sistemi di smorzamento, anche un calibro minore (es. 9×19 mm) può dare una sensazione simile.
Inoltre, il rinculo percepito è soggettivo. Dipende dalla postura del tiratore, dal modo in cui impugna l’arma, dalla sua esperienza. Due persone che sparano la stessa arma possono riportare sensazioni opposte.
Conclusione: in balistica forense, non si può immaginare il calibro o la potenza di un’arma dal rinculo percepito.
Caso di studio
In un caso reale discusso in sede processuale, l’esperto balistico dell’accusa sostenne che l’arma del delitto fosse una semiautomatica in calibro .40 Smith & Wesson, in base al “forte rinculo” riportato dalla vittima sopravvissuta. Tuttavia, la perizia balistica sui proiettili e le impronte lasciate dall’otturatore esclusero questa ipotesi, attribuendo l’esplosione a una più compatta 9 mm parabellum con caricamento +P e arma ultraleggera.
Implicazioni per la pratica forense
Mai basarsi solo su impressioni soggettive: la valutazione balistica deve essere strumentale e comparativa.
Analizzare e comparare le impronte balistiche su bossoli e proiettili è molto più affidabile della testimonianza sulla “sensazione”.